Censis, 7 milioni di italiani indebitati per curarsi

Censis, 7 milioni di italiani indebitati per curarsi

Solo il 41% degli italiani copre le spese sanitarie esclusivamente con il proprio reddito: gli altri, o intaccano i risparmi o fanno debiti

Cresce la spesa sanitaria privata degli italiani. Nel nostro Paese per esami e visite mediche si arriverà a spendere 40 miliardi di euro (erano 37,3 miliardi lo scorso anno). Nel periodo 2013-2017 la voce è aumentata del 9,6% in termini reali, molto più dei consumi complessivi (+5,3%). Nell’ultimo anno sono stati 44 milioni gli italiani che hanno speso soldi di tasca propria per pagare prestazioni sanitarie per intero o in parte con il ticket. Ma non è tutto: 7 milioni di italiani si sono indebitati e 2,8 milioni hanno dovuto usare il ricavato della vendita di una casa o svincolare risparmi. È quanto emerge dal Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute, presentato a Roma al “Welfare Day 2018”. Secondo il report, “la spesa sanitaria privata pesa di più sui budget delle famiglie più deboli e a basso reddito: la tredicesima di un operaio se ne va in cure sanitarie per sé e i familiari, quasi 1.100 euro all’anno”.

Sono 150 milioni le prestazioni sanitarie pagate di tasca propria dagli italiani – spiega Marco Vecchietti, amministratore delegato di Rbm Assicurazione Salute –. Nella top five delle cure, 7 cittadini su 10 hanno acquistato farmaci (per una spesa complessiva di 17 miliardi di euro), 6 cittadini su 10 visite specialistiche (per 7,5 miliardi), 4 su 10 prestazioni odontoiatriche (per 8 miliardi), 5 su 10 prestazioni diagnostiche e analisi di laboratorio (per 3,8 miliardi) e uno su 10 protesi e presidi (per quasi 1 miliardo), con un esborso medio di 655 euro per cittadino. La salute è da sempre uno dei beni di maggiore importanza per tutti i cittadini, ma in questi anni non è mai stata al centro dell’agenda politica”.

Nel periodo 2014-2016 i consumi delle famiglie operaie sono rimasti fermi (+0,1%), ma le spese sanitarie private sono aumentate del 6,4% (in media 86 euro in più nell’ultimo anno per famiglia). Per gli imprenditori si registrano invece un forte incremento dei consumi (+6%) e una crescita inferiore della spesa sanitaria privata (+4,5%, in media 80 euro in più nell’ultimo anno). Per 7 famiglie a basso reddito su 10 la spesa privata per la salute incide pesantemente sulle risorse familiari.

Un altro dato che emerge dal report è che solo il 41% degli italiani copre le spese sanitarie esclusivamente con il proprio reddito: il 23,3% deve integrarlo attingendo ai risparmi, mentre il 35,6% deve usare i risparmi o fare debiti (in questo caso la percentuale sale al 41% tra le famiglie a basso reddito). Il 47% degli italiani taglia le altre spese per pagarsi la sanità, e la quota sale al 51% tra le famiglie meno abbienti. In sintesi, “meno guadagni – sottolinea il rapporto – più devi trovare soldi aggiuntivi al reddito per pagare la sanità di cui hai bisogno”.

Per Vecchietti “è necessario un secondo pilastro anche in sanità, che renda disponibile su base universale, quindi a tutti i cittadini, le soluzioni che attualmente molte aziende riservano ai propri dipendenti. In questo modo si potrebbe dimezzare il costo delle cure che oggi schiaccia i redditi familiari, con un risparmio per ciascun cittadino di circa 340 euro all’anno. I soldi per farlo già ci sono. Basterebbe recuperarli dalle detrazioni sanitarie che favoriscono solo i redditi più elevati e promuovono il consumismo sanitario. Ci dichiariamo sin d’ora disponibili a illustrare al nuovo Governo la nostra proposta, che può assicurare oltre 20 miliardi di risorse da investire sulla salute di tutti”.

Dalla ricerca del Censis emerge anche un altro fenomeno: la percezione di una sanità ingiusta, che pesa soprattutto su chi ha redditi bassi, sui lavoratori che devono assentarsi dal lavoro, su chi non ha santi in paradiso e soccombe ai furbi. Sono 12 milioni, dice il Censis, gli italiani che hanno saltato le liste d’attesa attraverso conoscenze o raccomandazioni. Questo “rancore per la sanità” porta però, come reazione, la volontà di limitare le risorse pubbliche agli altri. Chi sono gli altri? Chi si cura fuori regione e chi ha uno stile di vita valutato negativamente. Scrive il Censis: “Sono 13 milioni gli italiani che dicono stop alla mobilità sanitaria fuori regione. E in 21 milioni ritengono giusto penalizzare con tasse aggiuntive o limitazioni nell’accesso alle cure del Servizio sanitario le persone che compromettono la propria salute a causa di stili di vita nocivi, come i fumatori, gli alcolisti, i tossicodipendenti e gli obesi”.

Nel dettaglio, prosegue la ricerca, “il 37,8% degli italiani prova rabbia verso il Servizio sanitario a causa delle liste d’attese troppo lunghe o i casi di malasanità. Il 26,8% è critico perché, oltre alle tasse, bisogna pagare di tasca propria troppe prestazioni e perché le strutture non sempre funzionano come dovrebbero. Il 17,3% prova invece un senso di protezione e di fronte al rischio di ammalarsi pensa: “meno male che il Servizio sanitario esiste”. L’11,3% prova un sentimento di orgoglio, perché la sanità italiana è tra le migliori al mondo. I più arrabbiati verso il Servizio sanitario sono le persone con redditi bassi (43,3%) e i residenti al Sud (45,5%). Ma per un miglioramento della sanità il 63% degli italiani non si attende nulla dalla politica”.

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