Facebook sotto la lente dell’Antitrust

Facebook sotto la lente dell’Antitrust

Dopo il caso Cambridge Analytica, l'Autorità garante della concorrenza apre un'istruttoria su presunte pratiche scorrette

Informazioni ingannevoli sulla raccolta e l’uso dei dati. Consisterebbe in questo il comportamento commerciale scorretto tenuto da Facebook secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti dell’azienda statunitense che controlla la rete sociale omonima.

Sotto la lente dell’Antitrust italiano sono finite “l’informativa fornita dal professionista in fase di registrazione” al social network, “con riferimento alle modalità di raccolta e utilizzo dei dati dei propri utenti a fini commerciali, incluse le informazioni generate dall’uso da parte dell’utente Facebook di app di società appartenenti al gruppo e dall’accesso a siti web/app di terzi”; e “l’automatica attivazione della piattaforma di scambio dei propri dati da/a terzi operatori per tutte le volte che l’utente accederà o utilizzerà siti web e app di terzi, con validità autorizzativa generale senza alcun consenso da parte dell’utente, con sola facoltà di opt-out”. L’Agcm fa notare che l’opzione “risulterebbe preimpostata, tramite spunta nell’apposita casella, sul consenso al trasferimento dei dati”.

L’istruttoria dovrà stabilire se Facebook Inc. abbia violato gli articoli 20, 21, 22, 24 e 25 del Codice del Consumo, non informando l’utente, “adeguatamente e immediatamente, in fase di attivazione dell’account”, sull’attività di raccolta e utilizzo a fini commerciali dei dati da lui ceduti. Dovrà inoltre accertare se l’azienda guidata da Mark Zuckerberg abbia “esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei consumatori registrati, i quali, in cambio dell’utilizzo di Facebook, presterebbero il consenso alla raccolta e all’utilizzo di tutte le informazioni che li riguardano (informazioni del proprio profilo FB, quelle derivanti dall’uso di FB e dalle proprie esperienze su siti e app di terzi), in modo inconsapevole e automatico, tramite un sistema di preselezione del consenso”; consenso che manterrebbero “per evitare di subire limitazioni nell’utilizzo del servizio in caso di deselezione” dell’opzione preimpostata.

L’Autorità ha aperto il procedimento dopo la vicenda che ha visto coinvolta Cambridge Analytica, l’azienda di consulenza e marketing online, che ha utilizzato con frode i dati personali di oltre 80 milioni di persone per tentare di influenzare l’esito delle elezioni americane e del referendum inglese sulla Brexit attraverso l’esposizione a campagne pubblicitarie (“inserzioni”) personalizzate. I dati erano stati raccolti originariamente su Facebook da “This is Your Digital Life” (“Questa è la tua vita digitale”), un’app installata da meno di 300mila utenti, che però aveva accesso anche alle informazioni delle loro liste di “amici”.

Sarebbero centinaia di migliaia gli utenti italiani coinvolti nello scandalo che ha costretto il capo di FB ad ammette davanti al Congresso americano di “non aver fatto abbastanza”. L’azienda ha messo a disposizione un link per scoprire se si è finiti nella “trappola”.

Ecco alcune informazioni per proteggere la propria privacy su Facebook.

Photo credit: geraltPixabay

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