Meno sprechi, più solidarietà con “Life-food waste standup”

Meno sprechi, più solidarietà con “Life-food waste standup”

Una campagna per combattere la povertà e gli sprechi alimentari, mettendo insieme industria, distribuzione, associazioni e consumatori

Arginare il fenomeno dello spreco alimentare è una necessità sociale, ambientale ed economica. È questo l’obiettivo di Life-food waste standup, il primo progetto di filiera finalizzato alla lotta allo spreco e all’aumento delle donazioni alimentari a enti caritatevoli e persone bisognose. Il progetto, coordinato da Federalimentare in partenariato con Federdistribuzione, Fondazione Banco Alimentare onlus e Unione nazionale consumatori, è co-finanziato dalla Commissione Europea nel quadro del programma per l’ambiente e l’azione per il clima (Life 2014-2020) e consiste in una campagna di comunicazione e sensibilizzazione che si concluderà nel 2019, rivolta a tutta la filiera: partendo dall’industria, passando per la distribuzione e arrivando fino ai consumatori. Oltre alle attività di informazione, il progetto prevede un road show per le regioni italiane per coinvolgere istituzioni, imprese e associazioni. Alla tappa emiliano-romagnola, a Bologna nella sede della Regione Emilia-Romagna, hanno partecipato, tra gli altri, la vicepresidente della Giunta regionale e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini, e l’assessore al Turismo e Commercio, Andrea Corsini.

“Un Paese che non spreca è fatto prima di tutto di cittadini consapevoli, di consumatori responsabili – ha affermato l’assessore Corsini –. Occorre moltiplicare l’impegno per diffondere anche fuori dal perimetro regionale la nostra sensibilità, gli esempi e le esperienze virtuose nate qui. L’Emilia-Romagna vanta una lunga tradizione fatta di associazionismo e cooperazione, dove l’aspetto solidaristico è prevalente – ha continuato l’assessore Corsini – e la Regione da tempo è attenta a dinamiche economiche più eque, sostenibili sotto il profilo ambientale e sociale, più solidali e comunitarie, tanto, ad esempio, da normare con due leggi regionali (19/2016 e 16/2015) la promozione dell’economia solidale e il sostegno all’economia circolare, che ruota in sostanza su riuso e riciclo. Non è un caso – prosegue Corsini – che il Last minute market abbia preso vita in Emilia-Romagna: nato vent’anni fa all’Università di Bologna come progetto di ricerca coordinato dal professor Andrea Segrè, è oggi una realtà che, facendo formazione, educazione e ricerca, va molto oltre la sua mission originaria di supporto alle aziende della grande distribuzione organizzata nel recupero delle eccedenze alimentari”.

“Al fenomeno della grave povertà e deprivazione, sulla spinta di anni di crisi economica, si è aggiunto quello dell’impoverimento di singoli e famiglie e della difficoltà, temporanea o persistente, di mantenere una alimentazione quantitativamente e qualitativamente corretta – ha dichiarato la vicepresidente Gualmini –. Eppure, povertà e sprechi alimentari e di beni di prima necessità vanno ancora, purtroppo, di pari passo. Per contrastare comportamenti poco virtuosi dal punto di vista etico, sociale e ambientale è necessario invertire la rotta attuando politiche di welfare in grado di recuperare e redistribuire a chi ne ha bisogno ciò che verrebbe buttato via. Per questo – sottolinea ancora Gualmini – abbiamo già messo in campo numerose iniziative, tra le quali l’apertura di Empori solidali che si sono rivelati una risorsa importante da sostenere e accompagnare, nell’ottica di contribuire a costruire un sistema regionale ancora più efficace ed efficiente.”

I numeri dello spreco

Alti i numeri dello spreco in Italia forniti da Federdistribuzione: in Emilia-Romagna, si stima che lo spreco alimentare sia pari a circa 450mila tonnellate annue, per il 38% attribuibile alle famiglie e per la restante parte agli operatori economici, con l’agricoltura a cui fa capo il 42%, la distribuzione il 14%, la trasformazione industriale e la ristorazione il 3% ciascuna. Ogni anno in Italia viene buttato l’equivalente del 15,4% dei consumi alimentari, quantità che sarebbe sufficiente per tutte le famiglie in condizione di povertà. Al tempo stesso le donazioni a enti caritativi rappresentano meno del 9% delle eccedenze alimentari che l’intera filiera produce.

Secondo dati del Politecnico di Milano, ogni anno vengono prodotte circa 5,6 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari. Di queste solo l’8,6% è recuperato attraverso donazioni alle persone bisognose. Il resto diventa spreco: 12,6 miliardi di euro. Tra il 2012 e il 2015 l’Italia ha intrapreso un percorso virtuoso: complessivamente lo spreco è diminuito del -7,9% e le donazioni sono aumentate del +6,4%.

“Oggi, insieme alla Regione e agli altri partner del progetto – ha affermato il presidente di Federdistribuzione Claudio Gradara – proponiamo una riflessione comune, coinvolgendo i Comuni, le aziende della produzione e della distribuzione, onlus ed enti no profit, università e scuole, per condividere buone pratiche ed esperienze, per avviare iniziative concrete che portino a un incremento delle donazioni. Un ruolo fondamentale è svolto dai Comuni: se aumentano le donazioni diminuiscono i rifiuti e i relativi costi che la comunità deve sostenere per il loro smaltimento. Sarebbe auspicabile che almeno una parte di questo risparmio venisse convertito in premialità per chi dona, ad esempio diminuendo la Tari (tassa sui rifiuti) per i soggetti che attivano questo percorso virtuoso”.

La legge “antisprechi”

Nell’agosto 2016 è entrata in vigore in Italia la legge 166/2016, con le disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi. È la cosiddetta legge “antisprechi”, di cui la prima firmataria è stata l’onorevole Maria Chiara Gadda. “La legge – ha dichiarato – ha incoraggiato le donazioni di eccedenze alimentari per solidarietà sociale, determinando un incremento del 21% rispetto all’anno precedente. Con le novità introdotte in legge di bilancio 2018 sono certa che ci sarà un ulteriore slancio alle donazioni di alimenti, ma anche di altri prodotti come i farmaci, la cancelleria, i prodotti per la cura della persona e della casa. Ciò dimostra quanto ci fosse davvero bisogno di una norma nazionale e del contributo positivo di aziende, enti del terzo settore ed enti locali. In questo contesto, il ruolo attivo di Regioni come l’Emilia-Romagna contribuisce a rafforzare il messaggio sociale e ambientale della legge nazionale. Il progetto LIFE-Food.Waste.StandUp, giunto alla sua quarta tappa, è un’iniziativa di rete positiva per sensibilizzare cittadini e imprese sull’importanza di limitare gli sprechi”.

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