Sicurezza alimentare: meno acrillamide in patatine e caffè

Sicurezza alimentare: meno acrillamide in patatine e caffè

È la sostanza chimica potenzialmente cancerogena che si forma naturalmente durante la cottura ad alte temperature

Oggi, 11 aprile, entra in vigore il Regolamento UE 2017/2158 che prevede misure per ridurre la presenza negli alimenti dell’acrillamide, una sostanza chimica che si forma naturalmente durante la cottura ad alte temperature come frittura, cottura al forno e alla griglia e anche durante i processi di trasformazione industriale a oltre 120° C e bassa umidità.

Il Regolamento era stato proposto dalla Commissione UE e accolto lo scorso luglio dagli Stati membri a seguito del parere espresso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), secondo cui l’acrillamide presente negli alimenti “può aumentare il rischio di sviluppare il cancro nei consumatori per tutte le fasce di età”.

L’acrillamide è causato da un processo chimico noto come “reazione di Maillard”, che è la stessa reazione che rende i cibi abbrustoliti e anche più gustosi. Fu scoperto per la prima volta negli alimenti nel 2002, ma è probabile che vi sia stato presente sin da quando è stata inventata la cottura.

I prodotti alimentari a cui devono applicarsi le misure di attenuazione previste dal nuovo Regolamento UE sono definiti nell’ art. 1 “Ambito di applicazione”:

  • patate fritte tagliate a bastoncino, altri prodotti tagliati fritti e patatine (chips), ottenuti a partire da patate fresche;
  • patatine, snack, cracker e altri prodotti a base di patate ottenuti a partire da pasta di patate;
  • pane;
  • cerali per la prima colazione (escluso il porridge);
  • prodotti da forno  fini:  biscotti, gallette,  fette  biscottate,  barrette  ai  cereali, scones (una specialità gastronomica scozzese), coni,  cialde, crumpet (irlandese) e  pane  con spezie (panpepato), nonché cracker, pane croccanti e sostituti del pane;
  • caffè torrefatto e solubile
  • succedanei del caffè;
  • alimenti per la prima infanzia e alimenti a base di cereali

Gli operatori del settore alimentare sono tenuti a ridurre la presenza di acrillamide, intervenendo anche nelle fasi di trasformazione degli alimenti. Per verificare l’efficacia delle misure prese, gli stessi operatori devono ricorrere a campionatura e analisi, tenendo un registro delle misure di attenuazione.

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